L'andamento dei mutui nei primi mesi del 2019

Posted by Gianluca 24/04/2019 0 Comment(s)

Il timore dell’aumento dei tassi dei mutui con cui si era chiuso il 2018 è stato spazzato via già a partire da inizio anno quando la BCE aveva lasciato intuire che non ci sarebbero stati cambiamenti radicali sui tassi di interesse.

 

Ipotesi che è stata poi confermata a marzo quando Mario Draghi ha comunicato che l’istituto di Francoforte non avrebbe ritoccato il costo del denaro almeno fino a fine anno.

 

Con la sua dichiarazione il governatore ha sostanzialmente passato il testimone a chi lo sostituirà, poiché il suo mandato scadrà ad ottobre. Gli operatori hanno recepito la politica del governatore come un’indicazione molto forte sul fatto che i tassi resteranno bassi ancora per molto tempo. 

 

Ricordiamo che l’intervento della BCE è finalizzato a garantire la sicurezza dei risparmiatori e a stimolare la crescita economica dando stabilità all’Europa.

 

Tutto questo si traduce, per chi ha intenzione di acquistare casa, nella conferma che l’accesso al credito e alla concessione dei mutui manterrà ancora delle condizioni di estrema convenienza nei prossimi mesi.

 

La più importante conseguenza della dichiarazione fornita dal governatore si è manifestata in una riduzione dei tassi andando contro le aspettative prefissate a fine 2018.

 

Consideriamo l’IRS a 20 anni e prendiamo in considerazione l’indice del valore al quarto giorno di ogni mese da inizio anno. Nel primo trimestre si è registrato un valore medio dell’IRS pari all’1,26%. Confrontando questo dato con quello del primo mese del secondo trimestre, e cioè alla data del 4 aprile, si può notare come l’indice si sia abbassato dello 0,23%. Attualmente il valore dell’IRS a 20 anni è pari all’1,03%.

 

Dobbiamo pertanto considerare positiva l’influenza che ha avuto la dichiarazione di Draghi relativa al tasso d’interesse poiché, a parità di spread applicato dalla banca, oggi un mutuo a tasso fisso costa circa 20 punti base in meno rispetto al precedente trimestre. Una situazione che dovrebbe far tendere i consumatori a prediligere questa tipologia di tasso nella scelta del mutuo.

 

Nonostante l’IRS sia in continuo calo, si è registrato un aumento della richiesta di mutuo con tasso variabile. La scelta di chi preferisce il tasso variabile a quello fisso è influenzata dal fatto che l’EURIBOR continua ad avere un andamento negativo, poiché viaggia sottozero (l’Euribor 1 mese è pari a - 0,37%, l’Euribor 3 mesi ammonta a -0,31%): ciò si traduce in una rata più bassa per il richiedente.

 

Ad oggi il mutuo a tasso fisso è ancora il più richiesto: di tutte le domande di mutuo pervenute nel primo trimestre dell’anno, circa l’80% era a tasso fisso. Tuttavia, rispetto alla fine del 2018, c’è stato un aumento delle richieste di mutuo a tasso variabile di quasi il 5%, soprattutto quelle relative a mutui con durata compresa tra i 10 e i 15 anni. Il rischio per i consumatori è dato da un possibile aumento dell’EURIBOR che potrebbe causare un incremento della rata. Tuttavia, se per i primi 6-7 anni di mutuo non si verifica uno stravolgimento della rata, si potrebbe affermare di aver sicuramente fatto una buona scelta. 

 

Rimangono più o meno stabili le richieste dei cosiddetti mutui “a tasso ibrido”: mutuo con tetto massimo, variabile rata costante, fisso o variabile con opzione.

 

 

Simone Zazzara, Family broker, Credipass